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Uno studio italiano dimostra il legame tra tipo di contratto lavorativo e convivenza o matrimonio.

I contratti di lavoro temporaneo, spesso considerati un antidoto alla disoccupazione, sono, allo stesso tempo, una possibile fonte di insicurezza e precarietà per i giovani lavoratori. Il legame tra incertezza lavorativa e formazione di un’unione familiare, in Italia, non è ancora chiaro. Da un lato la precarietà del lavoro porta con sé reddito instabile, rapidi cambiamenti di occupazione e pertanto la formazione di unioni potrebbe essere rinviata, dall’altro, i giovani che hanno di fronte prospettive di lavoro desolanti, possono percepire il matrimonio come un’occasione di stabilità a cui ambire. Uno studio di Daniele Vignoli, Valentina Tocchioni e Silvana Salvini, dell’Università di Firenze, fornisce indicazioni sul legame tra precarietà del lavoro e convivenza o matrimonio, analizzando giovani donne e uomini italiani.

ImprendiNews – Dott.ssa Alessandra Minello – CLIC

Lo studio si compone di due parti, una prima parte, sviluppata con dei gruppi di discussione (focus group) in cui a 58 partecipanti, di età compresa tra i 25 e i 40 anni, è stato chiesto di esprimere opinioni rispetto a convivenza, matrimonio, vantaggi e svantaggi del vivere insieme al di fuori del matrimonio, motivazioni e barriere nella decisione di sposarsi. Questi argomenti sono stati trattati mettendo in evidenza esplicitamente il ruolo del lavoro in queste scelte, nell’ottica di capire i meccanismi che legano insieme precarietà lavorativa e decisione di sposarsi. La seconda parte dello studio è, invece, un’analisi statistica sui dati dell’analisi Multiscopo ISTAT del 2009, in cui sono stati coinvolti cinquanta mila individui di tutte le età, appartenenti a 24mila nuclei familiari, con l’obiettivo di cogliere il legame tra situazione lavorativa e scelta di convivenza o matrimonio.

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Dai risultati dei focus group, gli autori derivano una prima spiegazione del ruolo del lavoro nel definire le scelte di convivenza e matrimonio: la convivenza può essere legata alla crescente incertezza del mercato del lavoro, mentre il matrimonio può essere messo in relazione con la stabilità lavorativa. La convivenza è, infatti, più compatibile con mobilità, flessibilità, e incertezza. Essa viene vista come alternativa al matrimonio, in quanto permette di vivere insieme senza assumersi responsabilità a lungo termine. Una delle ipotesi iniziali degli autori, poi smentita, andava in un’altra direzione. L’incertezza del mercato del lavoro poteva, invece, promuovere il matrimonio, in quanto i genitori, in periodo di crisi potevano dimostrarsi più propensi a sostenere una coppia intenzionata a sposarsi, piuttosto che una coppia convivente, visto anche il mancato riconoscimento sociale della convivenza nella società italiana contemporanea. Dai risultati, emerge invece, che nel periodo di crisi economica, i giovani tendono a preferire la convivenza, perché meno impegnativa o perché il matrimonio viene rimandato a periodi di maggiore prosperità.

Gli uomini che lavorano, a prescindere dal tipo di contratto, sono maggiormente propensi a formare un’unione, che sia matrimonio o convivenza, rispetto agli uomini fuori dal mercato del lavoro. Per le donne, invece, è l’opposto: è più raro sposarsi per le donne che lavorano che per quante non lavorano. Inoltre, le donne che lavorano con contratti atipici, sono quelle a maggior rischio di convivenza e minor rischio di matrimonio, rispetto a quante non lavorano o hanno lavori stabili. Per gli uomini, invece, il rischio di sposarsi è superiore per quelli che hanno lavori atipici, rispetto a quanti non lavorano, ma inferiore rispetto a chi ha un lavoro con contratto a tempo indeterminato. Il rischio di sposarsi diminuisce,insomma, all’aumentare della precarietà.

Mentre per le donne cambiare tipo di lavoro non incide nel passaggio dalla convivenza al matrimonio, per gli uomini il rischio di sposarsi dopo una convivenza aumenta del 65% se ottengono un lavoro a tempo indeterminato. Una possibile interpretazione di questi risultati risiede nelle peculiarità del mercato del lavoro italiano. In Italia prevale ancora il modello tradizionale, con la donna che si occupa delle mansioni di cura tra le mura domestiche e l’uomo come capofamiglia che provvede al sostentamento economico del nucleo familiare. Le donne, inoltre, nella grande maggioranza dei casi guadagnano meno degli uomini. Questo comporta che la stabilità lavorativa degli uomini sia più importante per definire le possibilità di matrimonio, rispetto alla stabilità lavorativa delle donne. Per le donne essere al di fuori del mercato del lavoro può essere una scelta o un vincolo, in ogni caso sono loro a sposarsi di più, in quanto godono di una forte spinta e sostegno economico da parte della famiglia di origine. Per gli uomini senza lavoro o con un lavoro precario, invece, lo svantaggio è duplice: fuori dal mercato del lavoro e con un basso rischio di sposarsi o di convivere.

Questo studio dimostra che l’insicurezza legata a forme contrattuali atipiche e instabili dà il via ad un’incertezza che coinvolge anche la vita affettiva. Il protrarsi della crisi economica potrebbe mettere i giovani italiani, soprattutto maschi, sempre più in una situazione di svantaggio e di incapacità di entrare in un’unione che sia convivenza o matrimonio, a meno di avere un, sempre più raro, lavoro stabile.

Riferimenti:
Daniele Vignoli, Valentina Tocchioni e Silvana Salvini, 2015, Uncertain Lives. Insights into the Role of Job Precariousness in Union Formation, DiSIA Working Paperv2015/02

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About Author

Alessandra Minello

Sono Research Fellow all’Istituto Universitario Europeo a Firenze, dove mi occupo di traiettorie di genere nell’istruzione e nel mercato del lavoro in Germania. Nel 2013 ho ottenuto il dottorato di ricerca in Sociologia e Ricerca Sociale all’università di Trento: nella tesi dottorale mi sono occupata delle aspettative di istruzione delle prime e seconde generazioni di stranieri in Italia. Durante il dottorato ho collaborato con il Dondena Centre for Research on Social Dynamics, all’Università Bocconi di Milano. Infine partecipo ad un progetto di demografia storica dell’Universitá di Padova sulla mortalità infantile nel Veneto dell’Ottocento. Sono appassionata di scrittura, fotografia e arte.

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