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Identikit del professionista – Il consulente deve essere uno stimolo per la tua impresa

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Ricostituite il “tono muscolare” dell’impresa: «Il consulente è a tutti gli effetti il vostro trainer: sfruttatelo e chiedetegli di progettare il proprio intervento in modo che intervenga a tutti i livelli. Solo così una consulenza sopravviverà nel tempo.».

Quando un imprenditore sceglie un consulente esterno in una determinata materia per efficientare la propria azienda, laddove ha individuato nel tempo una carenza, cerca il consulente adatto, si fa consigliare da altri imprenditori che possono avere già compiuto lo stesso percorso nella loro impresa e possono garantire sulla professionalità della persona a cui si sono rivolti, lo incontra e – se scatta il giusto livello di feeling – avvia un progetto di miglioramento.

Nella mia esperienza lavorativa ho potuto osservare che molto spesso queste consulenze si muovono dall’alto verso il basso toccando uno o due “livelli” aziendali (per esempio la dirigenza e i responsabili di area/dipartimento).

Per tutti i lavoratori che stanno sotto, si prevede nel migliore dei casi qualche ora di corso di aggiornamento, giusto per avere una vaga idea di cosa stia accadendo in azienda.

Non è detto che una consulenza debba coinvolgere allo stesso modo e con lo stesso grado di responsabilità e pro-attività tutti i dipendenti e collaboratori dell’azienda, ma certo sarebbe molto più fruttuoso non dare per scontato il punto e – prima dell’avvio del progetto – svolgere una vera e propria indagine per valutare come e con quale tipo di attività coinvolgere tutti i lavoratori.

Non siate gelosi della vostra creatura. Rimarrà vostra sempre. Anche dopo il passaggio di mille consulenti. Guardate al professionista a cui permettete di entrare in casa vostra svolgendo una consulenza – per migliorare oppure ottimizzare un’area di competenza – come a un allenatore e chiedetegli di mettersi al servizio di tutta l’azienda, non solo dei livelli decisionali.

Sarà cura del consulente svolgere una indagine per capire come intervenire su ogni livello: con l’imprenditore prenderà le decisioni più importanti e sceglierà le linee guida per il suo intervento; con i responsabili di area svilupperà percorsi di miglioramento e organizzerà a livello operativo l’interazione con i lavoratori; con i lavoratori organizzerà una o più attività che permettano loro non solo di sapere cosa sta succedendo, perché si tratterebbe comunque di subire un cambiamento imposto dall’alto, ma di potersi sentire parte attiva del processo e poter contribuire in modo attivo, anche se marginale.

Il consulente è a tutti gli effetti il vostro trainer: sfruttatelo e chiedetegli di progettare il proprio intervento in modo che intervenga a tutti i livelli. Solo così una consulenza sopravviverà nel tempo. In che senso?

Nella maggior parte dei casi accade che si evidenzi una carenza aziendale, si individui un professionista capace a metterci mano, si sviluppi un progetto di miglioramento e incremento del know-how aziendale e… dopo un anno tutto è come prima (anche molto meno).

Perché? Perché il progetto parte con slancio ed entusiasmo, ma, coinvolgendo dall’alto verso il basso solo le principali funzioni aziendali non riesce ad attivare un vero e profondo cambiamento per cui all’inizio tutti si impegneranno ad attuare i consigli del consulente e nel tempo, se non si è attivato un cambiamento sinergico in tutte le funzioni, tutti torneranno a fare come facevano prima quel che facevano prima, abbandoneranno lo sforzo e sceglieranno ciò che per loro è semplice e famigliare.

Diversamente, se tutti i livelli sono stati coinvolti, i rimandi saranno tali da avviare un cambiamento vero che resisterà più tenacemente alla naturale tendenza umana al rilassamento. Se tutti sono tenaci a sufficienza e si spalleggiano ricordandosi cosa sarebbe bene fare e cosa è stato consigliato, lo sforzo durerà abbastanza a lungo per diventare procedura standard, stabilire nuovi comportamenti e diventare pura routine.

Dott.ssa Chiara Gandolfi

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Dott.ssa Chiara Gandolfi
Chiara Lisadea Gandolfi
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Appassionata da sempre di scrittura e comunicazione ho avuto la fortuna di poter accedere alla professione giornalistica e ho sviluppato la mia esperienza nell'ambito della comunicazione d'impresa: dalle media relation a progetti di content marketing, branding, web e social network. Oggi metto la mia esperienza a disposizione di coloro che hanno bisogno di un punto di riferimento, sia per sviluppare progetti interni, sia per coordinare i professionisti esterni all'impresa.

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